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Per le fotografie si ringraziano i Signori Enzo Biggini e Daniele Crivelli
Sito internet realizzato dall'Associazione Amici della Grotta Remeron - 2007 - Per una visualizzazione ottimale con I.E. 6 o successivi e 1024 x 768 px

"A mezza costa del monte, tre quarti d'ora sopra Comerio, tra Varese e Gavirate, all'altezza di 685 metri circa, si apre nel bel mezzo di un prato, con aspetto innocentissimo, una piccola buca, larga 50 centrimetri in un senso e un metro e mezzo nell'altro. E' questa la cosìddetta Buca dei Remeron, che tutti i contadini dei dintorni conoscono, e dove nessuno è penetrato di più di qualche metro, perchè non è affare comodo."

Così Luigi Vittorio Bertarelli descriveva nei suoi resoconti la prima esplorazione della Grotta Remeron nel 1900

Oggi a soli dieci minuti da Varese, nella cornice del Parco Campo dei Fiori, è possibile visitare la Remeron, lungo il percorso turistico scenograficamente illuminato addentrandosi nel cuore della montagna sino a quota -50 metri dall'ingresso; una discesa unica in una delle più famose grotte della Lombardia, che conserva ancora intatto il fascino dell'esplorazione.

 
 
 
 

Luigi Vittorio Bertarelli - Il primo esploratore della Grotta Remeron

 

Fino al 1900 la grotta rimase inesplorata, tranne che per pochi metri all’ingresso, e su di essa fiorirono leggende di streghe, tesori nascosti, animali favolosi e comunicazioni segrete con il lago di Varese.
Nel 1900 Luigi Vittorio Bertarelli con Luigi Orrigoni, Don Giacomo Pensotti e Don Luigi Tadini ne intraprese l’esplorazione, arrivando in varie riprese sino alle rive di un laghetto a quota –175 metri dall’ingresso che prese il suo nome.
La prima parte della grotta, suborizzontale e agevole a precorrersi, fu aperta al pubblico nel 1913, dopo essere stata attrezzata con scalette in cemento armato e con un impianto di illuminazione ad acetilene che funzionò per una ventina d’anni.

Negli anni 1924/26 furono organizzate alcune spedizioni da un comeriese,Felice Binda, allo scopo di superare il Lago Bertarelli che già aveva arrestato i primi esploratori; in tutti questi tentativi non si riuscì mai a superare il lago per cui si dovette aspettare il 1934 perché durante una spedizione organizzata dai Gruppi Grotte di Como, Milano e Desio, con la partecipazione de CAI di Varese, venisse calato un cajak sulle rive del Bertarelli e, superandolo, si potesse esporare un tratto di una cinquantina di metri, arrestandosi di fronte ad un cumulo di macigni che ostruiva la galleria.

Nel 1935, i rappresentanti dei principali gruppi grotte e le autorità locali pose sull’ingresso una lapide, ora andata distrutta, a ricordo della prima esplorazione:“Fede e ardire sorressero Luigi Vittorio Bertarelli, Luigi orrigoni, Don Giacomo Pensotti, Don Luigi Tadini, che per primi svelarono i misteri di questo tenebroso speco. La popolazione di Comerio pose, compiendo l’opera iniziata l’anno del Signore MCM”.

Nel medesimo anno, venne collocata alla profondità di circa 20 metri una statua della Madonna, donata al Comune di Comerio dalla moglie di Orrigoni, che prese il nome di Madonnina degli Abissi. La statua rimase nella cavità sino agli anni ottanta, quando, a seguito del degrado dovuto all’umidità e al costante stillicidio d’acqua, venne riportata in superficie da alcuni volontari. Completamente restaurata, è stata collocata in una nicchia nel Grande Salone in occasione della riapertura del 2004.

Dopo il periodo bellico si riprende la tradizionale Festa del Villeggiante a Ferragosto e si registrano grandi affluenze di turisti, oltre 200 in due giorni. Nel 1949 una spedizione, organizzata dal Gruppo Grotte Varese, scese nella voragine, ma un incidente che mise fuori uso il canotto pneumatico impedì la prosecuzione della esplorazione oltre il lago.

Nel dicembre 1951 – gennaio 1953 una spedizione, sempre organizzata dal Gruppo Grotte Varese, superò il Lago Bertarelli e oltrepassò la frana che aveva arrestato l’esplorazione del 1934 penetrando in una galleria percorsa da un torrentello e che finisce in un laghetto a quota -210 metri dall’ingresso che prese il nome di Laghetto Binda. Nell’aprile del 1953, un sacertode, Don Giorgio Colombo, celebrò la Messa sulle rive del Lago Bertarelli. È questa la più profonda Messa d’Italia ed una delle celebrazioni a maggior profondità del mondo. Nel 1985 un sub speleo svizzero, Johann Jacques Bolanz, si immerse nel Laghetto Binda per ben 42 metri: il fondo argilloso sancì la fine dello sviluppo dei rami sud della Grotta.

Sul finire degli anni Settanta il CAI di Varese scoprì, dopo il pozzo 30, una cengia che permette di raggiungere dei massi incastrati tra le pareti e che rappresenta l’inizio di un vasto settore della Grotta: il Ramo Nord, una galleria sempre alta diverse decine di metri e con il pavimento costituito da massi, alcuni dei quali raggiungono il centinaio di metri cubi. Ai lati della galleria principale si aprono diversi rami e diverse sale, le più famose delle quali sono la Sala delle Stalattiti, con le uniche concrezioni del Ramo Nord e al termine della galleria, la Sala Mitzi, dalle dimensioni talmente notevoli che la sua volta si perde nell’oscurità più totale.