Fino
al 1900 la grotta rimase inesplorata, tranne che per pochi
metri all’ingresso, e su di essa fiorirono leggende
di streghe, tesori nascosti, animali favolosi e comunicazioni
segrete con il lago di Varese.
Nel 1900 Luigi Vittorio Bertarelli con Luigi Orrigoni, Don
Giacomo Pensotti e Don Luigi Tadini ne intraprese l’esplorazione,
arrivando in varie riprese sino alle rive di un laghetto a
quota –175 metri dall’ingresso che prese il suo
nome.
La prima parte della grotta, suborizzontale e agevole a precorrersi,
fu aperta al pubblico nel 1913, dopo essere stata attrezzata
con scalette in cemento armato e con un impianto di illuminazione
ad acetilene che funzionò per una ventina d’anni.
Negli
anni 1924/26 furono organizzate alcune spedizioni da un comeriese,Felice
Binda, allo scopo di superare il Lago Bertarelli che già
aveva arrestato i primi esploratori; in tutti questi tentativi
non si riuscì mai a superare il lago per cui si dovette
aspettare il 1934 perché durante una spedizione organizzata
dai Gruppi Grotte di Como, Milano e Desio, con la partecipazione
de CAI di Varese, venisse calato un cajak sulle rive del Bertarelli
e, superandolo, si potesse esporare un tratto di una cinquantina
di metri, arrestandosi di fronte ad un cumulo di macigni che
ostruiva la galleria.
Nel
1935, i rappresentanti dei principali gruppi grotte e le autorità
locali pose sull’ingresso una lapide, ora andata distrutta,
a ricordo della prima esplorazione:“Fede e ardire sorressero
Luigi Vittorio Bertarelli, Luigi orrigoni, Don Giacomo Pensotti,
Don Luigi Tadini, che per primi svelarono i misteri di questo
tenebroso speco. La popolazione di Comerio pose, compiendo
l’opera iniziata l’anno del Signore MCM”.
Nel
medesimo anno, venne collocata alla profondità di circa
20 metri una statua della Madonna, donata al Comune di Comerio
dalla moglie di Orrigoni, che prese il nome di Madonnina degli
Abissi. La statua rimase nella cavità sino agli anni
ottanta, quando, a seguito del degrado dovuto all’umidità
e al costante stillicidio d’acqua, venne riportata in
superficie da alcuni volontari. Completamente restaurata,
è stata collocata in una nicchia nel Grande Salone
in occasione della riapertura del 2004.
Dopo
il periodo bellico si riprende la tradizionale Festa del Villeggiante
a Ferragosto e si registrano grandi affluenze di turisti,
oltre 200 in due giorni. Nel 1949 una spedizione, organizzata
dal Gruppo Grotte Varese, scese nella voragine, ma un incidente
che mise fuori uso il canotto pneumatico impedì la
prosecuzione della esplorazione oltre il lago.
Nel
dicembre 1951 – gennaio 1953 una spedizione, sempre
organizzata dal Gruppo Grotte Varese, superò il Lago
Bertarelli e oltrepassò la frana che aveva arrestato
l’esplorazione del 1934 penetrando in una galleria percorsa
da un torrentello e che finisce in un laghetto a quota -210
metri dall’ingresso che prese il nome di Laghetto Binda.
Nell’aprile del 1953, un sacertode, Don Giorgio Colombo,
celebrò la Messa sulle rive del Lago Bertarelli. È
questa la più profonda Messa d’Italia ed una
delle celebrazioni a maggior profondità del mondo.
Nel 1985 un sub speleo svizzero, Johann Jacques Bolanz, si
immerse nel Laghetto Binda per ben 42 metri: il fondo argilloso
sancì la fine dello sviluppo dei rami sud della Grotta.
Sul
finire degli anni Settanta il CAI di Varese scoprì,
dopo il pozzo 30, una cengia che permette di raggiungere dei
massi incastrati tra le pareti e che rappresenta l’inizio
di un vasto settore della Grotta: il Ramo Nord, una galleria
sempre alta diverse decine di metri e con il pavimento costituito
da massi, alcuni dei quali raggiungono il centinaio di metri
cubi. Ai lati della galleria principale si aprono diversi
rami e diverse sale, le più famose delle quali sono
la Sala delle Stalattiti, con le uniche concrezioni del Ramo
Nord e al termine della galleria, la Sala Mitzi, dalle dimensioni
talmente notevoli che la sua volta si perde nell’oscurità
più totale. |